Pareidolie

Le Pareidolie sono quei fenomeni percettivi che ci portano a ricondurre stimoli visivi specifici a forme famigliari come cose e oggetti di ogni tipo. Sono un’illusione provocata dalla necessità del nostro cervello di semplificare.

Quante volte vi siete fermati a guardare una nuvola cercando di scoprire la forma di un animale o i contorni di un volto?

Leonardo consigliava agli artisti del suo tempo di guardare le le venature dei marmi, le strane macchie di umido sui muri, le nuvole, la cenere, per scorgervi paesaggi ed animali, cose inusitate e mostruose, com’era solito fare lui stesso, abbandonandosi alla potenza evocatrice delle “cose confuse”, perché “nelle cose confuse l’ingegno si desta a nuove invenzioni”. Di sicuro pochi dei suoi contemporanei vollero accettare l’anomalia della conoscenza fondata sulla Reveriè e, di conseguenza, sulle immagini in contrasto alla supremazia della parola.

Jung, probabilmente basandosi direttamente sulle esperienze personali della pratica dei Mandala e della pittura, in quel periodo della sua vita che lui chiamò “l’assenza dei riferimenti” (1912-1919), postulò che le vie per avvicinarsi al proprio inconscio fossero sostanzialmente due: una procede nella direzione della “raffigurazione” (la cui manifestazione più immediata è l’attività onirica e quelle più “mediate”, sono, nella psicologia analitica, l’immaginazione attiva e la sandplay), l’altra è quella comprensione. Egli affermò: “Le due strade sembrano essere l’una il principio regolatore dell’altra, entrambe sono legate da un rapporto di compensazione.

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La raffigurazione estetica ha bisogno della comprensione del significato, e la comprensione ha bisogno della figurazione estetica”. Ai giorni nostri diamo per acquisito che il logos dell’anima prediliga, senza dubbio, il linguaggio immaginale dell’intuizione e dell’evocazione, più tipico del sogno e del gioco, spesso in contrapposizione alla speculazione filosofica.

Molto vicino al concetto di Pareidolia è quello di Apofenia. Con il termine Apofenia (dal greco apo, “via da” e phainein, “mostrare”, oppure potrebbe essere phren, “mente”) viene intesa la percezione spontanea di correlazioni piene di significato tra fenomeni che non avrebbero nessuna relazione tra di loro. Il termine venne creato dallo psichiatra tedesco Klaus Conrad nel 1958. Pareidolia e Apofenia sono fenomeni che condividiamo con tutti gli esseri viventi dato che sembra essere indispensabile alla sopravvivenza. Il tema viene affrontato da Psychology Today: la capacità di riconoscere schemi, strutture ricorrenti ci permette di fare alcune cose molto importanti come discernere tra entità che possono essere considerate cibo, o altre che è meglio evitare, o infine quelle con le quali è possibile riprodursi. Bello! 🙂




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