Disastri ecologici del passato: la Raffineria Garrone di San Quirico, nella Val Polcevera, in Liguria

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In Italia la “questione ecologica” ritorna con andamento ritmico alla ribalta sui media ed ogni cittadino italiano trema sapendo che, oggi come in passato, coloro i quali gestiscono la cosa pubblica, nella migliore delle ipotesi, affronteranno i problemi correlati come dei dilettanti. In apparenza oggi ci chiedono almeno il parere prima di attuare scelte scellerate ad alto impatto ecologico, ma c’è stato un tempo in cui le scelte “ad alto impatto ecologico” semplicemente accadevano, silenziosamente, ineluttabilmente… Ad esempio credo che nessuno riuscirà mai a capire sino in fondo come mai una regione come la Ligura, con potenzialità turistiche immense non sia stata gestita con l’obiettivo di diventare una specie di piccola Florida italiana, ovvero un luogo nel quale la principale risorsa economica potesse essere il turismo. Al contrario durante tutti gli anni ’50, ’60 e ’70 amministrazioni scellerate, spinte dai poteri forti dell’industria e con l’appoggio di forze di governo sono riuscite ad industrializzare questo meraviglioso angolo di mondo generando disastri ambientali con conseguenze, sul piano della salute pubblica, ancora tutte da comprendere e valutare a fondo sul piano statistico-epidemiologico. E’ un pochino come adesso che, invece di far diventare il Sud dell’Italia una specie di paradiso terrestre per tutti i turisti stranieri, stiamo pensando di trivellare.




Chi di voi si ricorda la Raffineria di Petrolio “Garrone” di San Quirico? Chiunque sia nato tra gli anni ’60 ed i ’70 in Valpolcevera, nell’entroterra di Genova, avrà sicuramente nei propri ricordi l’immagine inquietante della Raffineria gestita dalla famiglia Garrone, fondatori del gruppo industriale ERG, la quale innondava di fumi ed odori nauseabondi i bellissimi scenari di campagna e gli agglomerati urbani da Bolzaneto sino a Pontedecimo. Ricordo quando io e mia sorella eravamo dei bimbi e  chiedevamo ai nostri genitori cosa fosse quella puzza loro ci rispondevano che “stavano facendo la benzina così noi potevamo andare in giro in macchina”. La gente a quell’epoca non sapeva nulla. Direi che la stessa sensibilità estetica dei cittadini era, allora come oggi, molto propensa ad essere violata con enormi agglomerati industriali posti in zone molto belle naturalisticamente: anche se ormai nessuno potrebbe più sospettarlo, San Quirico, posta tra il mar mediterraneo e la campagna ligure, era splendida. Io e la mia famiglia abbiamo sempre vissuto tra Pontedecimo, in Valpolcevera, ed Arenzano, bellissimo paese sul mare del ponente ligure dove nei primi decenni del ‘900 fu installato dalla azienda chimica Stoppani di Milano, uno stabilimento che produceva composti derivati del cromo che hanno inquinato aria, acque del mare, spiagge e sottosuolo della zona. Nessuno mi toglierà mai dalla testa che mia sorella, Raffaella Rosso, sia morta per tumore al polmone all’età di 37 anni, senza mai aver fumato ed avendo sempre condotto una vita regolare anche a causa di queste due realtà industriali delle nostre zone. Ma torniamo alla Raffineria Garrone. All’epoca la raffineria era circondata da altre realtà limitrofe ad essa correlate, ovvero il Porto Petroli di Multedo, posto su coste della liguria, in quartieri che erano lussuosi (Genova-Pegli) e dove pochi decenni prima la gente benestante di Genova andava al mare, e gli oleodotti che portavano il petrolio dalla costa alla raffineria. Quanti di voi ricordano che non poche volte il petrolio era defluito in mare e che altre volte gli oleodotti, che scorrevano molto vicino ad aree abitate, sono stati oggetto di rotture con dispersioni nel suolo o nelle acque? In ogni caso la Raffineria ERG di San Quirico, nel giro di poco più di un decennio dalla sua apertura, negli anni ’50, passò da 70 mila tonnellate di petrolio grezzo lavorato all’anno a oltre 5.000.000, diventando nel 1963 la raffineria più grande d’Italia. Nel 1973 l’espansione del complesso industriale toccò il suo apice, espandendosi sul territorio della Valpolcevera per ben 56 ettari e lavorando circa 7.000.000 di tonnellate di petrolio grezzo all’anno. Non dimentichiamoci però che a pochi chilometri di distanza, a Cornigliano, altra località balneare del passato, era stata edificata l’Italsider, altro mostro ecologico che si estendeva per ben 200 ettari su fronte mare, distruggendo una grossa parte della costa ligure e generando un ulteriore altissimo livello di inquinamento riversando sulla gente della zona fumi inquinanti contenenti anidride solforosa (sembra circa 700Kg all’ora!!!) con una media di polveri che era di 500grammi per 100 metri quadri di superficie all’ora.




In ogni caso negli anni ’70 la situazione delle acque e dell’aria in Valpolcevera divenne preoccupante: gli inquinanti tipici della raffinazione che venivano prodotti dalla Raffineria Garrone erano l’idrogeno solforato, il biossido di zolfo ed anche sostanze più esplicitamente cancerogene come il benzene e gli idrocarburi policiclici aromatici. Questo era quanto immesso nell’aria, in quantità ad oggi sconosciute. Nelle acque del fiume Polcevera invece venivano gettate le acque di pulizia degli impianti alla velocità di 350 metri cubi all’ora, senza nessun trattamento di depurazione, che contenevano residui di idrocarburi, idrogeno solforato, solfuri e fenoli. Andate pure su wikipedia a controllare le conseguenze sulla salute dell’uomo di tutte queste sostanze. Come si posero le forze politiche dell’epoca e gli enti locali rispetto a questa situazione? Sia gli impianti a Cornigliano che la raffineria in Valpolcevera vennero concepite ed ampliate senza il minimo barlume di pianificazione e di controllo da parte delle autorità comunali dell’epoca. Inoltre l’attenzione sul potenziale di inquinamento fu solo episodica e non si tradusse mai in un monitoraggio sistemico del potenziale danno ambientale, anche per la mancanza di normative al riguardo. Solo alla fine degli anni ’70, quando l’ambientalismo uscì dai circoli intellettuali e si diffuse tra le persone della zona, e diversi studi scientifici vennero condotti: la conferma dei sospetti della gente del posto che viveva sulla propria pelle il disagio ed i danni dell’inquinamento smosse infine le coscienze e si dispose di far cessare l’attività della Raffineria ERG in una prospettiva di riorganizzazione di tutta la Valpolcevera. Una grossa mano a questa presa di coscienza delle autorità la diedero il ricordo di alcuni eventi macroscopici piuttosto preoccupanti, ovvero gli incidenti che riguardarono l’impianto di raffinazione e che lasciarono il segno nella comunità dei residenti della zona: ad esempio qualcuno di voi più avanti negli anni ricorderà ancora che nella notte del 4 Ottobre 1964 dalla sala pompe di Morigallo si sprigionarono fiamme alte centinaia di metri che costrinsero alla fuga migliaia di cittadini del quartiere di Bolzaneto. Altro episodio fu quello che accadde verso la fine della vita dello stabilimento quando nell’Aprile del 1981, in concomitanza di condizioni metereologiche particolari, i fumi contenenti biossido di zolfo si riversarono su una vasta area del territorio limitrofo avvelenando decine di persone e determinando pioggie acide. Infine il gruppo Garrone scelse di spostarsi per andare ad investire nel progetto ISAB in Sicilia. Mi permetto anche di ricordare che la famiglia Garrone è stata per molti anni sponsor principale della squadra calcistica del Sampdoria. Personalmente lo trovo curioso e grottesco.




Sono molte le domande che rimangono senza risposta. Chi potrà mai quantificare i danni sul breve e lungo periodo di realtà industriali scellerate come questa che hanno, allora come oggi, devastato la nostra nazione? Come mai la gente, che ha subito danni e perdite immense anche a causa di questi mostri ecologici, non ricorda? Provate ad andare a cercare su internet dei dati o notizie riguardanti Garrone, Stoppani, Ansaldo, Italsider e vi renderete conto che troverete ben poco dato che, sono sicuro, si tenta di cancellare anche la memoria storica e di cronaca di questi disastri per fare in modo che tutti noi dimentichiamo. Ma chi ha vissuto questi drammatici pezzi di storia dell’Italia credo abbia il dovere di ricordare in nome delle persone che sono state vittime dei danni dell’inquinamento e per le generazioni a venire.

Questo post è basato su di un breve e bellissimo saggio presente sul sito del CNR, nella sezione Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo, a firma di Roberto Tolaini. Altri importanti riferimenti bibliografici sull’argomento:

  • Il cielo sopra Genova. La prima mappa dell’inquinamento atmosferico attraverso i licheni, a cura di R. Saccorotti, Provincia di Genova – WWF, Sagep, Genova 1993
  • Obiettivo ambiente. Due anni nel Ponente genovese. Le libere donne di Cornigliano raccontano, a cura di R. Carati, Ediesse, Roma 1988
  • CRIAL Liguria, Il problema dell’inquinamento atmosferico da ossidi di azoto. Aspetti generali ed analisi del panorama a Genova, Punto Grafico Editoriale, Genova 1975.
  • Atti del convegno Inquinamento. Valutazione e controllo delle qualità dell’ambiente in Valpolcevera. Esperienze e proposte per una reale salvaguardia, 9-10 marzo 1984, Genova 1985.

 




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