MILF e Toy Boys come esempio di Post Modernità

L’acronimo MILF, che prende forma nel film “American Pie” del 1999, è un parassita linguistico molto potente che ha disintegrato la sacralità del ruolo materno costruita a fatica nei secoli precedenti: lo senti, anche una volta sola, e non riesci più a cacciarla via dal tuo immaginario erotico. E’ una parola dai connotati profondamente virali perchè è imbarazzante, offensiva, scandalosa e, per molti versi, liberatoria: nel sopracitato film la mamma di Stifler, è la madre («Mother») che ognuno dei suoi amici vorrebbe («I’d Like») concupire («to Fuck») in una sorta di paradigma del concetto psicoanalitico di “madre troppo presente” che blocca lo sviluppo erotico dei giovani uomini intorno a lei come una sorta di arbusto velenoso. L’ultimo estremo confine di queste madri “troppo presenti” è la categoria di YouPorn definita “Moms Teach Sex” nella quale si assiste alla inquietante invasione di super-mamme siliconate nei delicati ambiti della adolescenziale scoperta della sessualità da parte di figliastri o di nipoti incapaci che non sono in grado di gestire le loro fidanzate. D’altra parte una «milf» ante-litteram c’è anche nel Giovane Holden di Salinger del 1951. Holden in treno incontra la madre di Ernest Morrow, odiato compagno di scuola: la trova così sexy e attraente che le dice un sacco di bugie sulla bravura del figlio, pur di compiacerla, e sedurla. In Italia, patria dei mammoni, ovvero di adolescenti che rischiano di non riuscire a portare a compimento il processo di identificazione e separazione dai loro genitori, il termine «milf» è molto cercato su Google in Molise, Abruzzo, Veneto, Lombardia, Piemonte e Friuli: “Mel piase la milf” fu una locale hit del 2013. Ma quali sono i rapporti che il concetto di MILF (e quello limitrofo di toy boy) ha con il post-moderno? La postmodernità, in una parola, sarebbe la dissoluzione della sintesi culturale moderna nonché l’avvento del pensiero debole e della crisi della ragione. La postmodernità è “la modernità senza illusioni”: oltre al fenomeno della crisi delle ideologie, della caduta dei regimi totalitari, della fine della storia e dell’illusione del metafisico sarebbe determinata soprattutto da una sorta di “decadenza”, intesa questa non nel senso di un rifiuto dei valori, quanto piuttosto dell’indifferenza ad essi.




Quindi la perdità del simbolismo incestuoso padre-figlia, nettamente più accettato poichè permeato di un forzoso e perverso significato riproduttivo, viene esteso anche alla sacralità della diade madre-figlio (e, per i più coraggiosi anche alle più estreme coppie padre-figlio e madre-figlia). La donna, in questa sorta di disincanto rispetto alla antica favoletta del suo essere “angelo del focolare”, affida al padre la cura dei figli mentre lei si dedica ad infrangere tabù come mezzo di rivalsa. La MILF ricerca il sesso in termini di puro piacere senza alcuna finalità riproduttiva come l’uomo, di fatto ha sempre fatto mediante gli strumenti o della prevaricazione o della potenza economica o affidandosi a complessi edipici irrisolti. In questo senso la donna/MILF è più raffinata sul piano strategico dato che essa non prevarica e non manipola ma si pone come puro oggetto di desiderio automaticamente ricercato dal toy boy/adolescente poichè derivato dalle distorsioni educative presenti in quasi tutte le famiglie post-moderne nelle quali la dipendenza, la paura ed il bisogno forzato impediscono la crescita ed il distacco. In questa perdita di speranza ci si arrende alla fusione con la madre che, divenendo oggetto di desiderio sessuale, sancisce l’incapacità del maschio moderno a ricercare nuovi destini e nuove evoluzioni al di fuori della dimensione adolescenziale, ovvero a divenire finalmente adulto. In ultima analisi più che di una madre, intesa come persona, la porno-mitologia attuale sembra riferirsi alle MILF come ad un “simulacro” rivestito di attese e aspettative destinate ad essere frustrate. Infatti se una compagna sessuale intesa come “insegnante” e quindi come “terapeuta”, fraintendendo il controtransfert, viene vissuta come “grande madre”, rischierebbe di lasciare il paziente/adolescente/toy boy in uno stato di regressione e dipendenza dalla “cura”, che, in questo specifico caso, non curerebbe affatto. Il rischio, cioè, sarebbe il ripetersi (poiché già avvenuta nella storia del paziente) di una relazione speculare, in cui la MILF, bisognosa di un investimento narcisistico da parte del paziente, favorisse, in realtà, il perpetuarsi di una “follia a due” a danno del “terzo” rappresentato dal concetto di cambiamento. La conseguenza di tutto ciò sarebbe di mantenere la persecutorietà scissa del blocco evolutivo anziché aiutare l’adolescente a trasformarla per divenire uomo.




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