La foto del bimbo Siriano morto in mare è riportata sui giornali e su tutto il web mentre l’apocalisse del Darfur dimora nel cuore di poche persone: alcune considerazioni forse impopolari

Il bambino siriano annegato al largo di Bodrum, sulla costa turca faceva parte di un gruppo di 16 migranti, le cui barche sono affondate appena salpate, in fuga dalla guerra e diretti alla vicina isola di Kos, in Grecia. La foto del bimbo morto sulla spiaggia pubblicata su giornali e sul web potrà senz’altro avere un valore per smuovere le coscienze e scuotere la classi politiche di tutta europa. La grandissima efficacia mediatica dell’immagine e la sua perfezione formale portano L’Independent a scrivere: “Se queste immagini straordinariamente potenti di un bambino siriano annegato su una spiaggia non cambiano l’atteggiamento dell’Europa nei confronti dei richiedenti asilo, che cosa potrà farlo?”. Senza dubbio almeno per qualche giorno le persone saranno toccate dal concetto di “tragedia umanitaria”. Molti inizieranno ad abbracciare l’idea che quello che sta accadendo in questi mesi verrà riportato sui libri di storia del futuro come uno dei più grandi esodi della storia. Forse. Lasciatemi però anche dire che c’è un funzionamento psicologico sottile legato alla fruizione dell’immagine di quel bimbo morto: quando ad essere vessato, addirittura ucciso, è un singolo, specialmente un bimbo, è normale provare tenerezza, sgomento, rabbia ed indignazione, se invece la vessazione riguarda grandi masse umane il sentimento è diverso. Un gruppo vessato è un gruppo arrabbiato e se un gruppo arrabbiato si muove verso di noi non genera più sentimenti empatici ma suscita paura. Che è tutta un altra situazione. Infatti se mettiamo in prima pagina di un giornale la foto di un gruppo di persone in fin di vita dopo un viaggio allucinante in mare, delle quali magari un certo numero morirà, che scende da un barcone in Italia in fuga da paesi che li hanno sottoposti a vessazioni inumane farà un effetto opposto a quello suscitato dal piccolo corpo morto sulla spiaggia. Un terzo scenario ancora è quello che riguarda un gruppo di esseri umani vessati, trucidati stuprati e torturati dei quali si hanno solo notizie lontane dato che di questo evento non si hanno neppure foto o filmati così mediaticamente interessanti. Mi riferisco al Darfur. In risposta alla foto del bambino morto presente ovunque, con grande rispetto e sottovoce, vorrei ricordare che ci sono posti appunto come il Darfur, nel Sudan, in cui accadono atrocità indicibili che non hanno appunto alcuna visibilità mediatica perchè laggiù non c’è una goccia di petrolio e nessuno di loro scappa in Europa facendoci temere di essere invasi. E ‘ormai chiaro che la guerra genocida in Darfur ha già causato la morte di circa 400.000 persone, e quasi tre milioni di sfollati. Molti degli sfollati si sono riuniti in campi auto-organizzati in zone desertiche o impervie che sono totalmente sovraffollati, senza cibo per tutti, acqua, medicine e riparo. Una percentuale imprecisata di queste persone (Quante migliaia di bambini?) sarà destinata a morire di sete, fame, stenti. Quanti articoli avete letto nell’ultimo anno riguardanti questa tragedia biblica? In Italia credo davvero pochi. Leggete qui per saperne di più. Che foto si pubblicherà sui giornali oppure sul web per smuovere gli animi degli europei?

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